Come si progetta un laboratorio didattico
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Come si progetta un laboratorio

Spesso ci capita di parlare con persone che invidiano il nostro lavoro, ma alla frase ‘Che bello! Se potessi farei anch’io i lavoretti con i bambini’ ci si rizzano i capelli in testa!
Non perché non amiamo quello che facciamo -pensiamo anche noi sia un lavoro bellissimo o non lo faremmo- ma forse non è tanto chiaro in cosa consista veramente. Vorremmo provare quindi a raccontarvi cosa significa per noi progettare un laboratorio o un percorso, e cosa intendiamo quando parliamo di didattica.

I CONTENUTI: CONOSCENZA DELLA MATERIA

L’ora, le due, le tre ore del percorso sono solo il risultato finale di un lavoro di studio. Quelle che sembrano nozioni semplici, derivano da un lavoro prima di approfondimento della materia e poi di semplificazione.
Dobbiamo conoscere molto bene l’argomento per poter individuarne le informazioni più importanti, per trovare le curiosità che possono renderlo più interessante al nostro pubblico (bambini? Ragazzi magari di un particolare indirizzo di studi? Adulti?) e per tralasciare quello che può invece creare confusione.

progettare un laboratorio didattico

TRASMETTERE I CONTENUTI: IL LINGUAGGIO

Anche gli argomenti in apparenza più difficili possono essere trattati con i bambini più piccoli, ma parlando nel loro loro linguaggio, e questo stesso linguaggio non potrà, per ovvi motivi, essere usato con una classe di adolescenti 😉 . Vanno scelti i termini, il tono, ma anche i riferimenti e gli esempi che devono essere vicini all’esperienza quotidiana di chi ci ascolta.
E’ fondamentale per questo avere chiaro fin da subito la fascia d’età a cui ci si rivolge. Uno stesso laboratorio o percorso può essere pensato per età differenti, ma va adattato nel linguaggio, nei contenuti, nella durata e negli eventuali supporti didattici.

PERCHÉ PROGETTIAMO IL LABORATORIO: GLI OBIETTIVI

Quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere con il laboratorio o con il percorso didattico? Un’attività, se non progettata pensando fin dall’inizio agli obiettivi che si vogliono raggiungere, non può essere definita, secondo noi, come attività didattica. È un ora di svago, di divertimento, di gioco che rimane comunque positiva e istruttiva, ma non è un percorso didattico.
Questo non significa che non sia utile o meno importante, ma a ogni cosa la giusta definizione! Per questo ci teniamo a distinguere nelle nostre attività tra le proposte didattiche in senso stretto (di solito rivolte a scuole, musei, biblioteche…) e i laboratori e le altre attività che proponiamo in contesti diversi (eventi, animazione, attività per famiglie).

Parlando di percorsi didattici, se abbiamo chiaro dove vogliamo arrivare, possiamo anche scegliere gli strumenti e i passi per arrivarci, altrimenti si rischia che il mezzo diventi il fine. Il laboratorio, il gioco, la scheda, la lettura animata, l’attività creativa, sono gli ‘attrezzi’ da lavoro che, di volta in volta, vanno scelti e dosati per far passare il messaggio che vogliamo arrivi.

Proviamo a spiegarci con un esempio pratico: lavoriamo spesso, oltre che con l’arte, con il tema del riciclo e del rispetto dell’ambiente. Molte volte le attività laboratoriali prevedono il recupero e il riuso di oggetti quotidiani per farli diventare qualcos’altro. Per esempio partiamo dal classico rotolino della carta igienica che si trasforma in animale, costruzione, strumento musicale…
Questa semplice attività può essere fatta a casa o in qualsiasi altro contesto, senza avere particolari competenze. I bambini faranno il loro ‘lavoretto’, si divertiranno, giocheranno ed eserciteranno anche le loro abilità manuali e la loro creatività.
Ma se quello che interessa a noi in quel momento è far passare il messaggio dell’importanza del riciclo e del rispetto dell’ambiente, l’attività pratica sarà solo una delle fasi del percorso, quella che serve a fissare quanto abbiamo visto giocando, chiacchierando e discutendo con i bambini.
L’attenzione non è tanto sul prodotto finito, sul ‘lavoretto’, quanto sul processo e sulle motivazioni che hanno portato a realizzarlo.

COME SVILUPPARE IL LABORATORIO

I modi per sviluppare un laboratorio sono tanti e diversi, l’importante è, come abbiamo detto, che il laboratorio non sia fine a sè stesso, ma mirato a un obiettivo didattico: far conoscere o approfondire uno specifico argomento? Lavorare sulla creatività? Promuovere lo stare assieme e il lavoro di gruppo?
Stabilito questo, di solito nelle nostre proposte abbiamo sempre una parte più teorica e una parte pratica. A volte cominciamo con una, a volte con l’altra. Due momenti invece che non possono mai mancare sono l’accoglienza del gruppo e un momento conclusivo in cui si tirano le fila di quanto si è visto o fatto.

IL LUOGO E GLI SPAZI

Lo spazio è un elemento che può sembrare non centrale, ma che invece è importante aver chiaro fin dalla fase di progettazione dell’attività.
Saremo al chiuso o all’aperto? Avremo a disposizione una stanza grande oppure un piccolo spazio? I partecipanti potranno muoversi in libertà? Ci saranno tavoli per poter fare un’attività pratica? Tutto il percorso si svolgerà nello stesso luogo o serviranno degli spostamenti? Lo spazio sarà interamente a disposizione dei bambini o ci saranno anche altre persone?
A volte può capitarci di avere delle idee bellissime, ma non realizzabili a causa di spazi troppo piccoli o che non consentono di fare alcuni tipi di laboratori pratici.

SÌ, FACCIAMO UN LAVORO BELLISSIMO!

L’abbiamo detto all’inizio di questo post, facciamo un lavoro bellissimo e ne siamo convinte. Fare attività didattica è stimolante, spinge a non accontentarsi mai di quello che si sa, a cercare prospettive diverse, a leggere, studiare, informarsi.
Progettare e tenere un laboratorio, un percorso didattico, una visita guidata diventa spesso uno scambio. Noi diamo quello che sappiamo e chi sta dall’altra parte ci restituisce qualcosa: un’osservazione, uno spunto, un particolare che non avevamo notato. Un laboratorio a uno sguardo esterno a volte può sembrare banale, facilmente replicabile, ma speriamo di essere riuscite a farvi intravedere una piccola parte di tutto ciò che viene prima!

Complicare è facile, semplificare è difficile.
Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.
(Bruno Munari)

 

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